La sfinge nella mitologia egizia era un monumento che veniva costruito vicino alle piramidi come simbolo protettivo, per augurare una serena vita nell'aldilà al faraone. Ha corpo canino (o leonino) e testa umana maschile che si crede raffigurasse il faraone che doveva proteggere.
Al posto della criniera c'è il copricapo reale (nemeś), specie di cappuccio con due appendici che scendono sul petto e provvisto in fronte dell'ureo. La faccia ritrae quella del regnante e porta la barba cerimoniale. A volte la sfinge è ritratta in piedi, mentre abbatte con le zampe i nemici.
Presente nella mitologia mesopotamica, egizia e greca, la sfinge è un essere di solito raffigurato con testa umana e corpo di leone. Talvolta però le vengono attribuiti anche ali di rapace e un serpente al posto della coda, e la testa umana viene sostituita con teste di falco o di capra.
In particolare la sfinge, che in greco significa strangolatrice, era un mostro che assediava la città greca di Tebe, interrogando i passanti che incontrava sul suo cammino con complessi indovinelli ed enigmi (i primi ad essere stati documentati nella storia) e divorando coloro che non riuscivano a risolverli.
È il terzo romanzo ad ambientazione egizia di Roberto Zacco che, con i due precedenti libri, completa la trilogia ambientata in un periodo storico cruciale di quell'antica civiltà.