Domanda di: Ludovico Costantini | Ultimo aggiornamento: 23 giugno 2026 Valutazione: 5/5
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Durante il fascismo, la scuola divenne uno strumento di propaganda totalitaria volto a formare la "nuova gioventù" fascista. Le aule ospitavano i ritratti del Duce, del Re e del Papa, mentre i libri di testo (come il "Libro Moschetto") esaltavano il regime, la guerra e il fascismo. La giornata iniziava con preghiere e inni, focalizzandosi su educazione fisica, storia romana e culto del leader.
La scuola iniziava il primo ottobre e finiva verso la metà di giugno. Inizialmente era in vigore l'orario settimanale diviso(3 ore al mattino, 2 ore pomeridiane e giovedì e domenica festivi), in seguito venne introdotto l'orario settimanala unico(solo al mattino per 6 giorni). Non c'erano mezzi di trasprto pubblici.
Sotto i nove ministri della Pubblica istruzione (dal 1929 dell'Educazioe nazionale) che si avvicendarono nel ventennio, furono varati 3500 decreti e leggi sulla scuola, di cui quasi 2500 dal 1922 al 1930.
Chi non poteva andare a scuola durante il fascismo?
Durante il fascismo, gli ebrei furono esclusi dalle scuole con le leggi razziali del 1938, così come gli oppositori politici e alcuni bambini appartenenti a minoranze emarginate.
Durante il fascismo, non si poteva fare politica antifascista, sciopero, criticare il regime, usare parole straniere e il "Lei" (sostituito dal "Voi"), avere stampa libera, associazioni non fasciste e, dopo le leggi razziali, essere ebreo o appartenere a minoranze per accedere a certe attività; tutto era sotto la rigida censura del regime per controllare pensiero, espressione e stampa.