Morire congelati (ipotermia) comporta inizialmente brividi intensi, dolore e formicolio, seguiti da una fase di torpore, confusione mentale e forte sonnolenza. Quando la temperatura corporea scende sotto i 30-33°C, subentrano amnesia e perdita di coscienza, spesso accompagnate da una paradossale sensazione di calore (spogliamento paradosso), prima dell'arresto cardiocircolatorio.
L'assideramento si verifica quando una temperatura estremamente bassa congela la cute. Se l'assideramento è grave, si congelano anche i tessuti sottocutanei. Qualsiasi cellula che si congeli muore definitivamente, anche una volta scongelata non si riprende. Il tessuto morto può infettarsi facilmente.
Confusione e amnesia iniziano già quando la temperatura del corpo scende tra i 33 e i 35 gradi, l'incoscienza e l'aritmia cardiaca tra 30 e 33 gradi. A 27-28 gradi diventa impossibile muoversi e può iniziare la fibrillazione cardiaca. Poi subentrano uno stato letargico e il coma.
Il congelamento uccide alcune cellule, mentre altre sopravvivono. Dato che il freddo causa il restringimento dei vasi, un tessuto in prossimità della zona congelata, ma non congelato in sé, può essere danneggiato per la riduzione del flusso sanguigno.
Come si calcola l'ora del decesso usando il metodo rigor mortis? Il metodo rigor mortis, ovvero rigidità cadaverica, è utilizzato da medici e tecnici forensi. Si basa sul fatto che il cadavere diventa rigido poche ore dopo la morte, per poi tornare flessibile dopo un certo periodo di tempo.