Nel karate si urla il Kiai (気合), un grido potente emesso durante l'esecuzione di una tecnica, in particolare nei kata o nel kumite, per sprigionare energia, concentrazione e spirito uniti. Non è un grido casuale, ma una espressione di forza interiore che aumenta l'efficacia del colpo e intimorisce l'avversario.
Il Kiai non è solo un urlo: è respiro, intenzione, presenza. Aumenta l'efficacia del colpo e aiuta a mantenere alta la concentrazione. È parte integrante della tecnica, non un dettaglio.
Il Kiai (気合, 気合い, kor. 기합) nelle arti marziali è il suono gutturale che accompagna i momenti "topici" di un kata (forma) o di un kumite (combattimento), in cui si dirige la massima energia vitale per intimorire e sopraffare l'avversario.
C'è una parola nel karate shotokan che viene usata e forse anche abusata. È “osu” (pronunciata “oss”). Negli anni '80 e '90 per qualsiasi cosa si rispondeva “osu”. Durante il saluto, quando il Maestro faceva una correzione o finiva una spiegazione.
Il budō (武道) è la via marziale giapponese. Il termine è composto dagli ideogrammi kanji bu (武) e dō (道), che si possono tradurre come "Via marziale", "Via della guerra", oppure "Via che conduce alla pace", "Via che conduce alla cessazione della guerra attraverso il disarmo".