Cosa succede ai bimbi nati morti?

Domanda di: Antonino Palmieri  |  Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023
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Cosa prevede la legge
Per legge, i bambini sono considerati “nati morti” solo quando abbiano superato le 28 settimane di gestazione al momento del parto. Pertanto se un bambino nasce morto dopo la 28° settimana dovrà essere registrato presso l'anagrafe e, solo successivamente, si potrà procedere alla sua sepoltura.

Che fine fanno i bambini nati morti?

Il bambino nato morto è registrato all'anagrafe nello stato civile ed ha tutti i diritti che spettano ad ogni altro essere umano, indipendentemente dal fatto che la sua morte sia avvenuta mentre era ancora nell'utero della madre. Egli ha quindi anche il diritto a ricevere sepoltura.

Cosa si fa con un feto morto?

(Decesso fetale)

I medici eseguono esami del sangue per cercare di identificare la causa della morte in utero. Se il feto morto non viene espulso, la donna può ricevere farmaci per stimolare l'utero a espellere il contenuto oppure quest'ultimo viene rimosso chirurgicamente mediante dilatazione ed evacuazione.

Dove va a finire il feto dopo l'aborto?

Se l'aborto avviene prima delle 20 settimane di gestazione, i bambini vengono chiamati 'prodotti abortivi', equiparati a 'rifiuti speciali ospedalieri' dei quali è previsto lo smaltimento (Dpr 254/2003) tramite termodistruzione in discariche pubbliche, fogne, o sepolti insieme agli arti amputati.

Come si chiamano i bambini nati morti?

La definizione di nato morto

La definizione di “nato morto” (stillbirth) è diversa a livello internazionale. In base alla legislazione italiana il nato morto è definito come il feto partorito senza segni di vita dopo il 180esimo giorno di amenorrea (>25+5 settimane gestazionali).

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