Per alcuni principi attivi la necessità di scalare le dosi per «disabituarsi» è nota: i cortisonici, per esempio, vanno abbandonati gradualmente perché influenzano la produzione naturale di ormoni da parte del surrene e uno stop troppo brusco potrebbe provocare insufficienza surrenalica.
L'interruzione improvvisa dopo trattamento a lungo termine può comportare insufficienza surrenalica, ipotensione e morte. La sospensione può essere accompagnata da febbre, mialgie, artralgie, rinite, congiuntivite, noduli cutanei dolorosi e pruriginosi e perdita di peso.
Infatti l'assunzione di questo farmaco inibisce, mediante feedback negativo, la produzione fisiologica di cortisone e, per questo motivo, il dosaggio va piano piano scalato per dare modo all'organismo di ripristinare il corretto funzionamento delle ghiandole surrenali.
Nonostante sia importante che il farmaco che si assume, per essere efficace, sia presente nel sangue a determinati livelli, generalmente, queste dimenticanze non creano problemi. L'assunzione di un farmaco oltre le dosi indicate può essere, invece, tossica e avere effetti imprevedibili, anche gravi.
È necessario scalare il dosaggio? Come per tutti i cortisonici può essere utile procedere ad una graduale riduzione della dose, fino alla sospensione, nel caso di terapie prolungate; nel caso di una terapia limitata a pochi giorni il medico potrebbe invece non ritenerlo indispensabile.