Rifiutare la trasformazione di un contratto a tempo determinato in indeterminato comporta generalmente la fine del rapporto lavorativo alla scadenza naturale, la perdita del diritto alla NASpI (disoccupazione) se comunicato per iscritto, e l'impossibilità di proseguire il lavoro nella stessa azienda. Non ci sono sanzioni legali, ma si rinuncia a una maggiore stabilità.
Cosa mi spetta se mi licenzio da un contratto indeterminato?
In questi casi, il lavoratore che si dimette per giusta causa, oltre a essere esonerato dall'obbligo di preavviso in presenza di un contratto a tempo indeterminato, ha anche diritto ad accedere alle indennità di disoccupazione (NASpI).
Cosa succede se un dipendente si rifiuta di fare un lavoro?
Il rifiuto del dipendente di svolgere la sua prestazione lavorativa è sicuramente uno dei più gravi inadempimenti di cui lo stesso possa rendersi responsabile e legittima il datore di lavoro ad esercitare il potere disciplinare fino alle sue estreme conseguenze, ossia l'irrogazione del licenziamento per giusta causa.
Quando scatta l'obbligo del contratto indeterminato?
Qualora sia superato il limite di durata dei 12 mesi, in assenza delle condizioni che legittimano l'estensione a 24 mesi, oppure sia superato il limite dei 24 mesi, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di superamento del termine.
Quando passi da determinato a indeterminato ti pagano il TFR?
nel caso di trasformazione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato il rapporto continua senza interruzione pertanto non è necessario liquidare il TFR così come pure vi sarà un'unica busta paga in quanto il rapporto è comunque sempre unico.