Domanda di: Dott. Jack Galli | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.2/5
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Sappiamo però che 36.000 anni fa, durante la fase finale del Paleolitico, gli uomini ben conoscevano il valore delle immagini e delle figurazioni. Lo dimostrano antichissime testimonianze di pittura “rupestre”, così chiamata perché realizzata sulle pareti rocciose di alcune grotte.
Le incisioni rupestri (dette anche petroglifi o graffiti) sono segni scavati nella roccia con strumenti appuntiti di vario genere, come una punta di roccia più dura a forma di scalpello, utilizzando una tecnica di picchiettatura, guidata o meno da un percussore o una punta metallica (tipo pugnale, di bronzo o di ferro) ...
I graffiti, chiamati anche incisioni rupestri, venivano realizzati incidendo la roccia mediante selci (rocce sedimentarie di particolare durezza) o altre pietre dalla punta acuminata o, più tardi, con punteruoli metallici.
Immagini di cavalli, bisonti e le impronte della grotta di Altamira sono stati realizzati con carbone ocra e rosso. Scalfitture nella roccia dovute probabilmente a colpi di lancia, fanno ritenere che le figure degli animali potessero essere utilizzate anche in funzione propiziatoria per il buon esito della caccia.
I soggetti più comuni nelle pitture rupestri paleolitiche sono i grandi animali selvaggi, come buoi, bisonti eccetera. Sono spesso presenti anche impronte umane.