Il Terzo stato aveva chiesto al re di ottenere maggiore rappresentanza politica nell'assemblea degli Stati generali, e che le votazioni avvenissero per testa, cioè un voto per ogni rappresentante, e non più per ordine, come era accaduto fino ad allora.
Il terzo stato proponeva una votazione per testa, in maniera tale da far emergere anche i voti delle mosche bianche degli altri ordini (tra i nobili e il clero erano presenti anche dei sostenitori del terzo stato, come Sieyes) che altrimenti sarebbero andati dispersi.
I c. de d. del clero e della nobiltà, tuttavia, ribadivano l'attaccamento ai propri privilegi, respingendo l'eguaglianza dei diritti; quelli del terzo stato, invece, erano più radicali: reclamavano l'eguaglianza civile integrale e la soppressione di tutti i diritti feudali (decima, bannalità ecc.).
Il t.s. comprendeva tutti coloro che non appartenevano né al primo stato (cioè il clero, diviso in alto e basso clero) né al secondo stato (cioè la nobiltà): vi rientravano dunque le classi borghesi e popolari.
Si reclamava una Costituzione liberale, che stabilisse l'eguaglianza di tutti i sudditi, garantisse la libertà individuale e di stampa, che prevedesse la limitazione dei poteri reali, l'elezione di un Parlamento nazionale con potere legislativo e che pertanto determinasse anche la misura dell'imposizione fiscale e ...