Domanda di: Cesidia Costa | Ultimo aggiornamento: 9 dicembre 2023 Valutazione: 4.9/5
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Breve aria d'opera, frequente nel melodramma ottocentesco, di movimento vivace, talvolta con variazioni. Di solito si trova alla fine di un duetto, di una scena o di un concertato (per es. «Sempre libera degg'io» dalla Traviata di G. Verdi).
Finale: Parte conclusiva di un atto a cui partecipano molti o tutti i personaggi nonché il Coro e che di norma si struttura, a seconda della diversa funzione drammaturgica, in una Scena e Tempo di attacco, nei quali i personaggi si conmfrontano tra loro, in un Concertato, quasi sempre con andamento lento nel corso del ...
Forma musicale, generalmente vocale, di tipo strofico; in particolare, pezzo per voce solista con accompagnamento strumentale, articolato in diverse parti. Nasce verso la fine del 1400 e si sviluppa nel melodramma del '600.
Fra le forme musicali, sia vocali sia strumentali, si chiama poi aria un pezzo di forma chiusa, costruito secondo un variabile ma determinato schema strofico, che può tanto stare isolato a sé quanto servire da elemento integratore del melodramma, dell'oratorio, della cantata, della suite e del concerto strumentale.
L'aria da camera è invece una forma dove il cantante e gli altri strumenti, di solito il pianoforte, sono ad un livello paritetico. Nasce come forma cameristica da eseguirsi nei salotti ottocenteschi durante gli eventi privati e pubblici. Capita qualche volta che abbia anche un recitativo.