Il digiuno, in particolare quello intermittente moderato, in genere non fa male al fegato, ma può aiutarlo a ridurre il grasso, migliorando la steatosi epatica e i parametri metabolici. Tuttavia, il digiuno prolungato o estremo può causare stress epatico, calcoli biliari e aumentare l'epatite da digiuno in casi di inedia. È fondamentale consultare un medico prima di intraprendere regimi di digiuno, specie se si soffre di malattie epatiche.
Il digiuno può aiutare il fegato "riposando" e riducendo il grasso (steatosi epatica non alcolica) attraverso il digiuno intermittente, sfruttando le riserve di glicogeno e passando a bruciare grassi, migliorando la sensibilità insulinica, ma digiuni estremi o in presenza di patologie epatiche avanzate (cirrosi) possono stressare e danneggiare il fegato, richiedendo cautela e consulto medico. L'approccio migliore è spesso l'alimentazione a tempo limitato (digiuno notturno prolungato, 12-14 ore), non tanto digiuni prolungati, per permettere al fegato di rigenerarsi, concentrandosi su una dieta equilibrata.
Tra gli schemi più comuni c'è il metodo 16/8, in cui si digiuna per 16 ore e si mangia entro un intervallo di 8 ore. Gli studi suggeriscono che il digiuno intermittente può migliorare la funzionalità epatica, ridurre l'accumulo di grasso e favorire la perdita di peso, favorendo la disintossicazione del fegato.
Il digiuno intermittente fa male? Tra gli effetti collaterali più comuni del digiuno intermittente troviamo stanchezza, irritabilità, fame intensa, difficoltà di concentrazione e squilibri ormonali, nelle persone di sesso femminile possono poi verificarsi irregolarità del ciclo mestruale.
Oltre ad aiutare a sentirsi più sgonfi, non mangiare per un giorno può avere molti benefici per la salute. La ricerca suggerisce che il digiuno occasionale di 24 ore può migliorare la salute cardiovascolare.