I vichinghi bevevano principalmente in contesti conviviali e cerimoniali, spesso all'interno di grandi sale comuni chiamate "sale dell'idromele" o nelle case lunghe durante banchetti e festeggiamenti. I loro contenitori tipici erano corni da bere riccamente decorati o tazze di legno, utilizzati per consumare birra e idromele.
Dalla Danimarca l'idromele, il “Sangue Vichingo” – una tradizione da 4000 anni. L'idromele è probabilmente la più antica bevanda alcolica del mondo. Dall'Europa all'Australia, l'idromele è stata una bevanda popolare già molto tempo prima dei vichinghi.
Al pari di altre storiche popolazioni birrarie, anche per i Vichinghi il fare e consumare birra ebbe in origine un significato sacrale. Lo stato di ebbrezza che seguiva la bevuta agevolava infatti il contatto con le divinità, instaurando una sorta di ponte fra questo e l'altro mondo.
Si trattava di un lavoro di non poco conto: la razione quotidiana era di circa 10 litri a testa. La bevanda tradizionale - e fino alla fine del 19° secolo, l'unica bevanda - era l'hvidtøl.
Si tratta dell'idromele, la bevanda fermentata più antica di sempre. Idromèle – dal greco, Hydor (acqua) e Mèli (miele): bevanda alcolica (chiamata anche “vino di miele”) ottenuta per fermentazione di una soluzione acquosa di miele.