L'espressione "a me mi" è considerata un pleonasmo (ripetizione superflua) o un errore grammaticale nella norma standard, poiché unisce due pronomi con lo stesso significato (a me + mi). Tuttavia, è tollerata e ampiamente diffusa nel linguaggio parlato informale per dare enfasi, ed è riconosciuta come uso colloquiale. È preferibile evitarla nello scritto formale, usando solo "a me" o solo "mi".
Si può dire “a me mi piace”? RISPOSTA: In contesti formali, soprattutto scritti, è da evitare, perché pleonastico (lo stesso pronome è ripetuto, sebbene in forma diversa, due volte).
Anche se una leggenda grammaticale lo bolla come errore, non c'è una ragione per evitare un rafforzativo come “a me mi”, che si trova anche in importanti testi di letteratura (Manzoni, Tasso, Verga…). Dire “a me mi” è bollato come errore perché rappresenta una ripetizione dello stesso concetto.
Correttissimo. Nella frase principale, il predicato in forma negativa (non) piace viene completato dal pronome a me; nella coordinata (introdotta dalla congiunzione e) il predicato piacerà (anch'esso preceduto dal modificatore negativo di tempo mai) è completato dalla forma atona pronominale mi.
È sempre, certo, legato al verbo parere, ma estratto dalla frase e preposto ad essa, come "tema" del prossimo enunciato; equivale dunque a "quanto a me, per quanto ne so io" e quindi contiene maggiore informazione del semplice complemento di termine che lo segue (mi).