Farsi licenziare è generalmente più vantaggioso se non si ha un altro lavoro, poiché garantisce l'accesso alla NASpI (disoccupazione) e al TFR, a differenza delle dimissioni volontarie. Tuttavia, licenziarsi è preferibile per mantenere la reputazione professionale e per dimissioni per giusta causa (es. mobbing, mancato stipendio), che consentono comunque la disoccupazione.
Che il lavoratore si licenzi volontariamente, venga licenziato, risolva il contratto consensualmente o vada in pensione, è sempre garantito il diritto al TFR. Il datore di lavoro è tenuto a versare al dipendente la somma maturata fino al momento dell'interruzione del rapporto, senza eccezioni.
Il licenziamento è un atto di interruzione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro, motivato da ragioni attinenti al datore stesso o a motivi disciplinari. D'altra parte, le dimissioni sono un atto di interruzione del rapporto di lavoro da parte del lavoratore, che decide di porre fine al rapporto.
Ebbene, secondo la Cassazione è giusto che il dipendente che si comporta in modo da farsi licenziare risarcisca al datore il danno pari al ticket Naspi. Affinché ciò avvenga, però, è necessario che il datore intenti una causa contro l'ex dipendente, cosa che non sempre succede per via dei tempi e dei costi.
Dimissioni o essere licenziati? Questo è il dilemma. Il 51% degli intervistati ha sostenuto che lasciare l'impiego è il modo migliore di terminare il proprio rapporto di lavoro. Il 31% preferisce farsi licenziare, mentre il 18% pensa sia lo stesso.