Sì, secondo il mito greco, Ercole (Eracle) morì su una pira funeraria dopo aver indossato la tunica intrisa del sangue velenoso del centauro Nesso, datagli ignaramente dalla moglie Deianira. Consumato dai dolori lancinanti del veleno, l'eroe preferì darsi la morte, ma venne successivamente assunto sull'Olimpo, ottenendo l'immortalità come ricompensa per le sue fatiche.
Pertanto Heracle era un semidio, figlio di un Dio e di una mortale. In seguito, per aver ucciso i suoi tre figli, Ercole, per decisione della Pitia, sacerdotessa di Apollo, fu condannato da Euristeo, re di Tirinto, a compiere dodici fatiche o imprese praticamente impossibili.
Come ogni eroe che si rispetti anche Ercole ha un punto debole. Non il tallone di Achille né la troppa curiosità di Ulisse. L'unica debolezza del mega fusto è l'amore, la sua tredicesima fatica.
Dopo la fatica Eracle si riposa appoggiandosi a una roccia dove ha posato la sua clava e la leonté (quest'ultima, la pelle del Leone Nemeo, frutto della sua prima fatica).