No, gli antichi Romani non conoscevano lo zero e non avevano un simbolo per rappresentarlo nel loro sistema di numerazione. Non possedendo il concetto di zero come numero, utilizzavano sistemi additivi basati su lettere (I, V, X, L, C, D, M) per contare quantità esistenti. Operazioni complesse erano svolte con l'abaco, dove il "nulla" era rappresentato dall'assenza di palline.
Ogni fila verticale rappresentava valori numerici crescenti: unità, decine, centinaia, e così via. Dello zero non c'era bisogno perché era rappresentato semplicemente dall'assenza di palline.
Ma come contavano senza lo zero? Nel sistema romano, ogni numero veniva costruito combinando lettere: ad esempio, XII è 10 + 1 + 1. Se non c'era nulla da rappresentare, non si scriveva niente. Questo significa che non esisteva una posizione “vuota” nelle cifre.
La prima menzione dello zero risale al matematico Jinabhadra Gani, che definisce 224 400 000 000 come "ventidue e quaranta e quattro e otto zeri", in India nel VI secolo. Poi Brahmagupta nel 628. In India, nel tempio Chaturbhuj, all'interno del Forte di Gwalior, c'è la prima rappresentazione dello zero.
Non c'è modo di rappresentare lo 0 in numeri romani. (Gli antichi romani non avevano il concetto di 0 come numero. I numeri servivano a contare quello che si aveva; come si fa a contare quello che non si ha?). Non c'è modo di rappresentare quantità negative in numeri romani.