Il datore di lavoro è obbligato a concedere lo smart working?

Domanda di: Davide De luca  |  Ultimo aggiornamento: 16 agosto 2026
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In generale, il datore di lavoro non è obbligato a concedere lo smart working, trattandosi di una modalità organizzativa basata sull'accordo tra le parti. Non esiste un diritto soggettivo pieno al lavoro agile, sebbene le aziende debbano dare priorità alle richieste di specifiche categorie protette (genitori con figli piccoli, caregiver, persone con disabilità).

Come posso richiedere lo smart working al mio datore di lavoro?

Per attivare lo smart working è necessario fare un accordo scritto individuale tra il lavoratore e il datore di lavoro, per regolarità amministrativa e per prova. L'accordo può essere a tempo determinato o indeterminato, in quest'ultimo caso il recesso avviene con un preavviso non inferiore ai trenta giorni.

Quali sono le nuove regole per lo smart working nel 2025?

Nel 2025, la normativa italiana sullo smart working torna alla disciplina ordinaria, richiedendo l'accordo individuale tra datore e lavoratore, ma introduce novità significative dal 12 gennaio: comunicazione obbligatoria entro 5 giorni al Ministero tramite portale telematico, sanzioni per il mancato adempimento, e rafforzate tutele per i fragili (con possibili deroghe all'accordo individuale), oltre a nuovi obblighi informativi sulla sicurezza per le aziende.

Chi decide lo smart working?

Nonostante queste specifiche, però, il datore di lavoro è libero di decidere se prevedere o meno, tra le modalità di lavoro della sua azienda, lo smart working. In caso decida di non inserirlo, i dipendenti appartenenti alle già citate categorie, non possono richiedere di avvalersi di questa modalità di lavoro.

Come farsi dare lo smart working dal proprio capo?

Rivolgersi al responsabile diretto o al capo del personale: esporre la domanda di smart working in un incontro formale puntando l'attenzione sui benefici della richiesta e inviando anche una comunicazione scritta.

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