Domanda di: Deborah Guerra | Ultimo aggiornamento: 1 luglio 2026 Valutazione: 4.4/5
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Sì, lo smart working è considerato un fondamentale benefit aziendale e una leva di welfare, poiché migliora il work-life balance dei dipendenti. Offre flessibilità, riduce i tempi di spostamento e aumenta la produttività (fino al 13%). Tuttavia, non è un diritto soggettivo, ma un accordo, e comporta vantaggi anche per l'azienda (riduzione costi).
Il concetto è un po' questo: se lavori da casa, lasciare una percentuale di salario in azienda è più o meno un obbligo morale nei confronti dei colleghi che lavorano in ufficio. Ma qui si nasconde un limite culturale: lo Smart Working non è un benefit aziendale e il taglio di stipendio sarebbe un grave errore.
Lo Smart Working riduce i costi (tutti i costi): uno studio del Politecnico di Milano ha rilevato che un'azienda che offre la possibilità di Smart Working ai propri dipendenti può arrivare a risparmiare nell'immediato il 30% sulle spese di affitti, utenze e buoni pasto.
Chi lavora in smart working ha diritto ai buoni pasto?
La norma in parola dispone che “Ai fini dell'erogazione del buono pasto, le ore di lavoro convenzionali della giornata di lavoro resa in modalità agile, sono pari alle ore di lavoro ordinarie che il dipendente avrebbe svolto per la medesima giornata se avesse reso la prestazione in presenza”.
Come detto, la normativa attuale stabilisce che lo smart working non è un diritto soggettivo, ma richiede la stipulazione di un accordo tra le parti del rapporto di lavoro.