Sì, nel Medioevo la gente si lavava, ma in modo diverso da oggi, concentrandosi su viso e mani e usando metodi come panni umidi, acqua di sorgente e saponi a base vegetale o di grasso animale; i bagni pubblici (terme) declinarono dopo l'età romana ma riapparvero in alcune città, mentre i ricchi si concedevano vasche private, sebbene l'acqua fosse spesso considerata portatrice di malattie, rendendo l'igiene una pratica legata alla salute e alla spiritualità, con una concezione di pulizia più legata alla freschezza che all'assenza totale di odori.
Però la maggior parte delle persone faceva lavori intensi e si sporcava: si lavava quindi quotidianamente, anche senza concedersi sempre un vero e proprio bagno.
I lavatoi - luoghi pubblici attrezzati per la lavatura dei panni - si configuravano come spazi utilizzati prevalentemente dalle donne (lavannare o bucataie), e in misura minore anche dagli uomini (lavandieri o bucatari), che per mestiere lavavano i panni per tutti.
Per quanto riguarda l'acqua, già nel XIII secolo le grandi città si erano dotate di pozzi e vi era un condotto per portare l'acqua dalle fonti. Solamente i molto ricchi avevano una toilette, spettava però ai domestici di svuotare le latrine, spesso nel fiume.
Come facevano le donne nel Medioevo con le mestruazioni?
Nel Medioevo, le donne gestivano il ciclo mestruale con metodi ingegnosi ma rudimentali, usando principalmente stoffa riutilizzabile (stracci, panni di cotone) o materiali naturali come lo Sphagnum palustre (muschio assorbente) inseriti in appositi "pantaloncini" o legati alla vita; indossavano spesso abiti rossi per camuffare le macchie, ma per le popolane la gestione era spesso assente o rudimentale, data la povertà e la frequenza minore del ciclo dovuta a gravidanze e allattamento prolungato, trasformando le mestruazioni in un evento meno pressante.