Domanda di: Giuliano Ferrari | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.9/5
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L'accento grave si colloca sulle parole che terminano in a (verità), in i (così) e in u (virtù) accentate, oppure sulle parole tronche che terminano in o: può, andò, però. L'accento acuto, invece, si pone sulle “e” chiuse alla fine di parole tronche: perché, finché, sé, né…
Secondo la norma più diffusa nelle grammatiche, in italiano l'accento grave si pone sulle vocali la cui pronuncia non si distingue in aperta o chiusa (a, i, u) e sulle varianti aperte della e /ɛ/ e della o /ɔ/, mentre l'accento acuto (′) si pone sulle varianti chiuse delle vocali toniche e /e/ e o /o/.
La forma corretta del perché quindi è quella con l'accento acuto "é", come accade anche a tante altre parole che finiscono per -che che richiedono alla fine sempre l'accento acuto: giacché, poiché, affinché, dacché, benché, ecc… Il perché inoltre si pronuncia e legge sempre con la e chiusa.
Per alcuni è solo un vezzo, un dettaglio. Ma per chi lavora con la scrittura, o vuole semplicemente scrivere testi corretti ed evitare figuracce, questo è un punto essenziale: si scrive perché, con l'accento acuto e mai con quello grave. Neanche con l'apostrofo.
Nella lingua italiana odierna esistono due tipi di accenti: quello acuto (é) e quello grave (è). L'accento acuto indica la pronuncia chiusa di una vocale, mentre quello grave la pronuncia aperta.