Catone l'Uticense non è all'Inferno ma è il custode del Purgatorio perché Dante lo eleva a simbolo massimo di libertà morale e politica, non solo fisica. Nonostante fosse pagano e suicida (peccati che condannerebbero all'Inferno), Dante lo riscatta per la sua rettitudine etica, vedendo nel suo suicidio per difendere la repubblica un sacrificio nobile, quasi una fede implicita in Cristo, destinato alla salvezza eterna.
dovrebbe stare fra gli spiriti del Limbo o nel VII cerchio dei sucidi. Anche se pagano e suicida, quindi, Dante lo colloca a custodia del Purgatorio per le sue qualità morali, Catone è morto per difendere la propria libertà.
Catone, nella Divina Commedia, non è soltanto il custode dell'Antipurgatorio: è la personificazione della giustizia intesa come armonia tra legge e coscienza.
Custode del Purgatorio, anzi dell'Antipurgatorio (" il Purgatorio non è qui dov'è Catone, ma molto più in alto, su la falda del monte "), egli non salirà mai al cielo verso cui sollecita le anime, e la chiarezza che lo avvolgerà nel giorno del giudizio universale non è se non il lume naturale che illuminerà gli spiriti ...
Dante non salva Catone malgrado il suicidio, ma proprio in virtù di esso. Secondo Sant'Agostino e San Tommaso, infatti, il suicidio è giustificato se da esempio per gli altri uomini. Catone si uccise non per motivi personali, ma per l'amore nella libertà.