Domanda di: Ing. Fiorenzo Sorrentino | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.5/5
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Nel III canto dell'inferno Dante Alighieri accusa quindi Celestino V di essersi sottratto alle sue responsabilità nei confronti della Chiesa e della Cristianità, provocando al contempo, con la sua rinuncia al pontificato, l'ascesa di Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani, del quale il poeta, in aperta ...
Secondo Dante quindi con la sua rinuncia, Celestino V favorì l'ascesa dell'uomo che avrebbe distrutto la sua Patria e che parimenti, ne avrebbe causato la rovina personale condannandolo all'esilio perpetuo.
La colpa attribuita è quella del “rifiuto” – o meglio, rinuncia – del soglio pontificio: eletto a Perugia in un conclave composto da soli 11 porporati il 5 Luglio 1294, rassegnò le “dimissioni” il 13 Dicembre del medesimo anno.
Fondamentalmente, Dante disprezza tantissimo gli Ignavi perché per il poeta, dal punto di vista teologico, l'uomo deve per forza scegliere fra Bene e Male. Inoltre dal punto di vista sociale l'uomo doveva schierarsi politicamente.
Celestino V fu il primo papa che volle esercitare il proprio ministero al di fuori dei confini dello Stato Pontificio e il sesto, dopo Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX e Gregorio VI a rinunciare al ministero petrino; dopo di lui rinunceranno Gregorio XII (nel 1415) e Benedetto XVI (nel 2013).