Domanda di: Sig. Manuele Barbieri | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.2/5
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Dopo aver soggiornato in diverse città, tra cui Forlì, Verona e Treviso, nel 1315 gli venne concessa un'amnistia, a patto che pagasse una multa simbolica e riconoscesse le sue colpe. Dante rifiutò con sdegno l'offerta, rivenicando la sua innocenza e la conseguente decisione di non tornare più a Firenze.
Questa era la Firenze che l'Alighieri visse in prima persona, e questa era la Firenze che il poeta stigmatizzò nelle Cantiche della Commedia: una Firenze corrotta dalla cupidigia del potere e del denaro ma, soprattutto, una Firenze che aveva tradito l'amore che Dante provava per lei.
Quando Dante si illuse di poter tornare a Firenze?
Nel 1315 a Dante viene concesso di rientrare a Firenze ma secondo condizioni umilianti, condizioni a cui il Poeta non piega la testa. Dunque Dante continua la sua vita di uomo errabondo e nel 1318 approda a Ravenna ove resta fino alla fine dei suoi giorni.
Ricordiamoci che lui all'epoca era già famoso come poeta e scrittore. In realtà gli fu proposto di tornare a Firenze con una specie di amnistia condizionata all'oblazione, cioè doveva pagare una somma, stare formalmente in carcere per un po' di tempo e fare una processione in cui doveva comparire come penitente.
Gli ultimi vent'anni della vita di Dante Alighieri furono difficili: cacciato dall'amata Firenze il 10 marzo 1302, visse da esule passando di città in città e infine morì a Ravenna nella notte fra il 13 e il 14 settembre 1321.