In realtà, in base all'analisi grammaticale italiana, "perché" è prevalentemente un avverbio interrogativo o una congiunzione, non un pronome interrogativo. Viene utilizzato per introdurre domande (dirette o indirette) e frasi subordinate per chiedere la causa, il motivo o lo scopo di un'azione.
– Grammaticalmente, oltre alle funzioni di avverbio interrogativo e di congiunzione, che sono le più frequenti, può avere quella di pronome relativo in alcuni usi ant. nei quali corrisponde a un per cui (per il quale, per la quale).
I pronomi interrogativi si differenziano tra forme invariabili (chi, che) e forme variabili (quale, quali, quanto, quanta, quanti, quante) e possono essere utlizzati con la funzione logica di soggetto (“Chi ha parlato?”), complemento oggetto (“Che fai nella vita?”) o complemento indiretto (“A chi hai lasciato le chiavi ...
Partiamo subito dalle basi: “perché” è un avverbio interrogativo (usato nelle domande) e una congiunzione (usata nelle subordinate), che di norma esprime rapporti causali o finali.
Anche in una frase che esprime una domanda diretta o indiretta, la grafia di perché non cambia. Che la frase sia interrogativa (es. “Perché non sei venuto?”) o indiretta (es. “Mi chiedo perché non sia venuto”), l'avverbio rimane scritto con accento acuto.