Domanda di: Dott. Augusto Martini | Ultimo aggiornamento: 3 dicembre 2023 Valutazione: 4.6/5
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Nella morte in croce di Gesù, infatti, è stato visto il compimento dell'antica figura ed egli è inteso come il vero agnello, che determina l'esodo autentico, cioè il passaggio da questo mondo al Padre. Già i profeti avevano notato un legame fra l'agnello e la condizione di alcune persone particolari.
I cristiani celebrano la morte e la Resurrezione di Cristo sacrificando un agnello, e cibandosi della sua carne. In questa accezione l'agnello che essere considerato il corpo del Cristo. Dunque per i cristiani mangiare l'agnello a Pasqua è un modo per accogliere dentro di sé Cristo e il Suo sacrificio.
L'Agnello di Dio è per antonomasia Cristo (Ioann. I, 29 e 36); il paragone è dovuto soprattutto al carattere sacrificale attribuito all'agnello per il suo candore e per la sua mansuetudine; il sangue dell'agnello aveva salvato i figli d'Israele in Egitto al passaggio dell'angelo sterminatore (Ex.
L'espressione Agnello di Dio è biblica, e si riferisce a Cristo. L'identificazione si trova in parecchi libri del Nuovo Testamento: nel Vangelo secondo Giovanni, negli Atti degli Apostoli, nella Prima lettera di Pietro e, soprattutto, nell'Apocalisse di San Giovanni.
L'icona rappresenta un “Agnello trafitto”, eppure vivo, forte e vincitore. Sulla croce che lo trafigge come una spada, c'è il segno della vittoria, perché Gesù, l'Agnello di Dio trafitto, è risorto. Giovanni il Battista, infatti, ce lo presenta come “l'Agnello di Dio”, mite e indifeso, che toglie il peccato del mondo.