Noti come irezumi (da ireru, “inserire”, e sumi, “inchiostro”) il tatuaggio in origine era una forma di punizione: serviva a marchiare indelebilmente la pelle dei criminali, con strisce nere sulle braccia o addirittura con l'ideogramma di un “cane” sulla fronte.
I tatuaggi, infatti, servivano a identificare le persone che si erano macchiate di reati: queste venivano marchiate sulla fronte con la parola “cane” per essere riconoscibili tra la folla. Verso il 1300 D.C., un romanzo cinese chiamato “I Briganti” (Suikoden), si iniziò a diffondere in tutto l'Oriente.
Spesso, i membri della Yakuza possono essere riconosciuti dalle spille del loro gruppo di appartenenza che indossano sul collo della giacca, soprattutto durante le riunioni. Ad esempio, un altro modo per riconoscere un membro è vedere se dietro alla sua figura ci sono i Company Brothers.
Il motivo principale del bando è l'associazione ideologica che viene fatta col mondo criminale. Nella Yakuza, la temuta mafia giapponese, fra gli affiliati è pratica comune tatuarsi l'intero corpo, di conseguenza l'arte degli Irezumi ha assunto nell'immaginario collettivo una connotazione molto negativa.
L'immagine del Samurai rappresenta fedeltà, onore e disciplina: la parola Samurai significa servitore. Il disegno di un samurai o personaggio tradizionale anch'esso tatuato si dice Niju-bori e la bravura del tatuatore sta proprio nella precisione nell'effettuare i piccoli tatuaggi presenti sul personaggio.