La fibromialgia non è riconosciuta come malattia cronica e invalidante nel Servizio Sanitario Nazionale italiano (LEA) principalmente per la mancanza di indicatori biologici oggettivi, esami del sangue o strumentali (RM, TAC) che ne confermino la presenza, rendendo la diagnosi basata solo sull'esclusione di altre patologie e sui sintomi riferiti. Questo causa l'assenza di un codice esenzione nazionale, sebbene alcune regioni abbiano approvato mozioni o linee guida.
Quali regioni riconoscono la fibromialgia come malattia invalidante?
Otto regioni hanno adottato leggi specificamente dedicate (solo o anche) alla fibromialgia: si tratta di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Sardegna e Valle d'Aosta.
Quali sono le novità per la fibromialgia nel 2025?
Nel 2025, le principali novità sulla fibromialgia includono il fondamentale riconoscimento come malattia cronica invalidante e l'inserimento nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) in Italia, che garantisce maggiori tutele ai pazienti. L'approccio terapeutico si conferma multidisciplinare, con farmaci innovativi come il sublinguale Tonmya che mira a migliorare sonno e qualità della vita, affiancati da esercizio fisico, psicoterapia e nutrizione, mentre cresce l'uso della digital health. La sensibilizzazione rimane alta, con la Giornata Mondiale della Fibromialgia del 12 maggio 2025 che ha acceso i riflettori sulla patologia.
Perché la fibromialgia non è riconosciuta dall'INPS?
La fibromialgia non è compresa nell'elenco delle malattie croniche che rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Pertanto i costi delle cure proposte sono, purtroppo, a carico del paziente.
La diagnosi differenziale è essenziale, perché il dolore (principale sintomo della fibromialgia) potrebbe mimetizzare altre patologie quali tiroditi, ipotiroidismo, malattie autoimmuni, anche rare.