La lettera "V" è usata al posto della "U" (specialmente nelle maiuscole e nelle epigrafi) perché nel latino classico non esisteva una distinzione grafica tra i suoni vocalici (u) e consonantici (v/w). Il segno 'V' copriva entrambi i suoni. La differenziazione tra 'U' e 'V' si è evoluta solo nel tardo Medioevo, diventando definitiva col Rinascimento.
La lettera U è stata usata per la prima volta nel tardo Medioevo come una specie di convenzione: se la V nella parola è all'inizio, usa la "v" appuntita che tutti conosciamo e amiamo. Altrimenti, usa la "u" arrotondata. Col tempo, si sono evolute nelle nostre lettere moderne "u" e "v".
Il segno delle dita a V può indicare vittoria o pace, se il palmo è rivolto verso l'osservatore. Dipende dal contesto, ma di solito se il braccio è teso, si pensa alla vittoria, se invece il braccio è ad angolo, si pensa al saluto pacifico.
La forma U della lettera V comparve nelle iscrizioni latine fin dal 2° sec. d.C., ma fu solo una variante calligrafica; e tale si mantenne, maiuscola o minuscola, per molti secoli.
Come vocale la u è la più chiusa delle vocali velari (u, ó, ò); nella sua pronuncia le labbra sono arrotondate e spinte in avanti, mentre il dorso della lingua è leggermente ritratto indietro e sollevato verso il palato.