Il motivo principale è che i vecchi giacimenti sono ormai sfiatati e lo sfruttamento delle riserve a cui non abbiamo ancora attinto è bloccato da vincoli ambientali sempre più severi e in alcuni casi dalle lungaggini degli iter autorizzativi.
L'Italia ha iniziato a bloccare l'attività di estrazione e ricerca in Adriatico dalla metà degli anni '90 e la produzione nazionale è passata dai 20,6 miliardi di metri cubi nel 1994 ai 4,4 del 2020, mentre i consumi hanno continuato a salire.
A questi si aggiungono 44,4 miliardi di metri cubi di gas contenuti in riserve "probabili" e 26,7 miliardi di metri cubi in riserve "possibili", per un totale di 111 miliardi di metri cubi di gas potenzialmente presenti in Italia.
"Per molto tempo non abbiamo avuto problemi di approvvigionamento", prosegue Bianchini. "Il tema non era di tipo geopolitico ma solo di prezzi. Non conveniva estrarre o aprire altri pozzi, piuttosto importare. E sempre per lungo tempo prezzi di gas ed energia sono stati bassi e stabili".
Secondo i dati del Mise la regione in cui si estrae più gas è la Basilicata (olte 1 miliardo di metri cubi). Seguono Sicilia, Emilia Romagna e Molise. Per quanto riguarda i giacimenti in mare la zona "migliore" è l'Adriatico: le coste al largo dell'Emilia Romagna e, più in basso, le acque di fronte a Marche e Abruzzo.