Domanda di: Luna Marino | Ultimo aggiornamento: 11 dicembre 2023 Valutazione: 4.8/5
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I sofisti. I sofisti erano considerati maestri di virtù che si facevano pagare per i propri insegnamenti. Per questo motivo essi furono aspramente criticati dai loro contemporanei, soprattutto da Platone e Aristotele, ed erano offensivamente chiamati «prostituti della cultura».
I filosofi che vissero ad Atene di lì a poco o nello stesso periodo dei sofisti principali (Socrate, Platone, Aristotele) si concentrarono sul razionalismo e sul tentativo di dimostrare la Verità mediante ragione, per questo considerarono i Sofisti falsi sapienti, interessati al successo e ai soldi più che alla verità.
Attraverso la seconda definizione, lo Straniero e Teeteto giungono a definire il sofista come un commerciante di nozioni inerenti all'anima e – grazie alla terza definizione – precisano che egli è un venditore al minuto di tali nozioni; ne consegue, allora, che il sofista è un venditore del proprio sapere (ed è, questa ...
Inoltre, i sofisti si ritenevano i detentori del sapere, per questo vennero criticati da Socrate, il quale affermava che loro pretendessero di parlare di tutto, senza possedere una conoscenza approfondita di nulla; inoltre, il motto filosofico di Socrate, passato alla storia era “so di non sapere”.
Platone, infatti, non si limita a criticare la scrittura, ma critica, in generale, l'eccessiva fiducia nel linguaggio. In ultima analisi la critica platonica alla scrittura costituisce un “caso particolare” della più generale critica socratica a chi crede di sapere, ma non sa.