"Perché" è una congiunzione subordinante che collega due frasi, introducendo una proposizione dipendente. Svolge la funzione di congiunzione quando spiega la causa/motivazione (causale: "Non esco perché piove") o lo scopo (finale: "Lavoro perché la mia famiglia stia bene") di quanto espresso nella frase principale.
Le congiunzioni italiane possono avere funzione COORDINANTE e SUBORDINANTE. Una congiunzione è COORDINANTE quando unisce due elementi o due frasi che sono equivalenti (nel senso che hanno lo stesso valore, sono “uguali”) e che, dal punto di vista logico, sono collocabili sullo stesso piano.
L'analisi grammaticale di "perché" dipende dal suo ruolo nella frase: può essere un avverbio interrogativo (chiede il motivo: "Perché piangi?"), una congiunzione subordinata causale o finale (spiega il motivo o lo scopo: "Non so perché tu sia triste", "Studia perché tu possa riuscire"), un sostantivo (sinonimo di "motivo": "Non capisco il perché"), o un pronome relativo (sinonimo di "per cui": "Non c'è motivo perché tu esca"). La forma corretta è sempre perché (con accento acuto) quando è interrogativo, esclamativo o congiunzione, mentre quando è sostantivo diventa "il perché" (senza accento, come parola a sé stante).
congiunzioni composte, che derivano dalla fusione di più parole (vedi Univerbazione) come cioè (ciò + è), affinché (a + fine + che), oppure (o + pure), perché (per + che), poiché (poi + che), appena (a + pena), eppure (e + pure), neanche (né + anche);
Proposizione causale. La proposizione causale è una proposizione subordinata che indica la causa o il motivo di quanto viene espresso nella proposizione reggente. Sono arrabbiata perché sei arrivato tardi.