Guallera o uallera che dir si voglia, ha una derivazione dal termine arabo “wadara” (propriamente tradotto ernia) e si riferisce in particolar modo all'ernia scrotale quando raggiunge la sua fase di rigonfiamento massimo provocando notevoli fastidi.
Scroto visibilmente prolassato, usato in senso figurato come sinonimo di eccessiva noia o pigrizia. Viene anche usato per apostrofare una persona pigra, noiosa o senza voglia di fare.
Il termine “guallera” (ernia) è mutuato dall'arabo “wadara”, di pari significato, e con questo termine il napoletano indica la vera e propria affezione erniale dove che sia ubicata, ma anche, per traslato, il sacco di scortale (ed è a quest'ultimo che, con ogni probabilità, si riferisce la locuzione, presentandosi, ...
Il termine dialettale "paposcia" in italiano significa "babbuccia o pantofola" ed è dovuto alla forma della focaccia, allungata e leggermente schiacciata, che ricorda appunto la "pantofola".
In particolar modo, essi usano dire: – Ih che guallera!: è un'esclamazione che in Lingua Italiana possiamo rendere con “Che scocciatura!”, usata ogni volta che si vuole esprimere frustrazione dovuta a noia, la quale può scaturire dalle situazioni più diverse ed eterogenee.