Perché si fa l'esame del DNA fetale?

Domanda di: Ippolito Palumbo  |  Ultimo aggiornamento: 11 dicembre 2023
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I test del DNA fetale si possono eseguire a partire dalla decima settimana di gravidanza e consentono di individuare le possibili anomalie cromosomiche del feto, in particolare alcune trisomie (cioè situazioni in cui invece che due cromosomi appaiati ce ne sono tre, come la sindrome di Down, di Edwards o Klinefelter), ...

Quali malattie si vedono con il DNA fetale?

Il dosaggio del DNA fetale permette di stimare il rischio di sindrome di Down (trisomia 21) e di altre due patologie genetiche, la trisomia 18 (sindrome di Edwards) e la trisomia 13 (sindrome di Patau).

Quando è consigliato fare il DNA fetale?

In quale epoca si esegue? Si può fare a partire dalla decima settimana di gestazione, ma è consigliabile aspettare l'11esima, quando è più probabile che la quantità di DNA fetale confluita nel sangue materno sia sufficiente per essere isolata e quindi analizzata.

Perché fare il test del Dna fetale?

Non è un test capace di fare diagnosi, ma ha una precisione più elevata rispetto agli altri test di screening, avendo maggiori probabilità di individuare feti affetti dalle patologie indicate (vicino al 100% per trisomia 21 e 18) e minore probabilità di indicare come affetto un feto che invece è sano.

Cosa si può scoprire con l'esame del DNA?

I test genetici del DNA sono effettuati per ricercare l'esistenza di caratteristiche e/o di possibili cambiamenti nei geni, chiamate mutazioni o varianti.

Test del DNA fetale: cos'è e perché farlo (I° trimestre)