L'uso dell'ostia (pane azzimo di farina di frumento) al posto del pane comune deriva da ragioni storiche, teologiche e pratiche. Simboleggia il pane azzimo dell'Ultima Cena (Pasqua ebraica) e, essendo sottile e prodotta specificamente per la comunione, evita la dispersione di frammenti preziosi, garantendo riverenza e praticità nella celebrazione.
Probabilmente, le ostie come le conosciamo oggi cominciarono a essere sperimentate nel corso dell'VII secolo. Nel 798, Alcuino di York era dell'idea che il pane da consacrare nel corso della messa dovesse necessariamente essere azzimo, come quello usato da Gesù nel corso dell'ultima cena.
La Pasqua ebraica dura 8 giorni, ricorda la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù. Non si mangia il pane lievitato perché il lievito è simbolo di qualcosa di vecchio, che richiede tempo, invece la Pasqua celebra la rinascita, il nuovo.
E mantengo ancora questa posizione, perché se si mastica l'Ostia si corre il rischio che una particella del Sacramento si conficchi nei denti. E se si mangia qualcosa in seguito, si corre il rischio di profanare il Santissimo Sacramento. Quindi, lasciatela semplicemente riposare sulla lingua e lasciatela sciogliere.
Il termine ostia deriva dal latino hostia, “vittima sacrificale”, con cui si indicava, in modo generico, un sacrificio fatto a una divinità. Nell'antichità e fino alla scoperta del lievito, il pane azzimo fu l'unico tipo di pane consumato dagli uomini.