Socrate rifiutò l'esilio (e la fuga) per coerenza con il suo pensiero, la sua missione filosofica e il suo rispetto per le leggi di Atene. Ritenendo che fuggire significasse tradire i principi di giustizia e il "patto" con la città, scelse la morte per non vivere da esiliato, continuando a cercare la verità.
Prigionia, multa, esilio non gli si confanno, perché egli non ha mai fatto male a nessuno. Meglio la morte quindi, che potrebbe essere anche un bene. Se chiedesse l'esilio egli sa che continuerebbe ovunque la sua missione, mal tollerato però, come male lo tollerarono gli Ateniesi.
Quale motivo è alla base del rifiuto di Socrate di lasciare una testimonianza scritta del suo pensiero?
Il filosofo ateniese, infatti, aveva deciso di non scrivere nulla della sua dottrina, convinto che non sia possibile dare risposte definitive al sapere, ma che questo sia sempre connesso a una ricerca incessante da condurre attraverso il dialogo con vari interlocutori.
Socrate, il più grande filosofo di tutti i tempi, era in realtà l'uomo più odiato di Atene. Venne accusato di empietà e corruzione dei giovani. Il tribunale popolare, l'eliea, lo condannò a morte: e Socrate, una delle menti più brillanti della storia, morì sorbendo una tazza di cicuta.
Per quale motivo Socrate viene considerato una minaccia?
Socrate fu accusato di non onorare gli dei della sua città, di aver importato altre divinità e di aver corrotto i giovani, in un contesto politico instabile che vedeva le classi conservatrici considerarlo una minaccia.