Domanda di: Lisa Palumbo | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2026 Valutazione: 4.8/5
(36 voti)
Ulisse è all'Inferno nel Canto XXVI di Dante perché condannato come consigliere fraudolento, punito assieme a Diomede nella bolgia dei consiglieri di frode, per gli inganni usati (il cavallo di Troia, il furto del Palladio, l'inganno ad Achille) e per aver spinto i suoi compagni oltre i limiti del mondo conosciuto (le Colonne d'Ercole) per una sete di conoscenza che a Dante appare "folle" e contro la volontà divina, portando alla sua dannazione dopo un ultimo viaggio.
Ulisse è avvolto nelle fiamme insieme a Diomede, come Virgilio spiega a Dante, perché insieme avevano ordito l'inganno del Cavallo di Troia. Dante è desideroso di parlare con i due antichi eroi, e prega per cinque volte Virgilio, che gli promette di rivolgere alle due anime delle domande, purché Dante taccia.
Il loro peccato è quindi di natura intellettuale: Ulisse è punito per imbrogli che ha ordito attraverso un uso sapiente del linguaggio, come l'inganno del cavallo di Troia, reso possibile dalle bugie di Sinone da lui istruito.
Il viaggio di Odisseo nell'oltretomba è fondamentale per conoscere il suo destino attraverso l'indovino Tiresia, che gli predice ulteriori sventure e avversità prima del ritorno a Itaca.
Nel ventiseiesimo canto dell'Inferno Ulisse è condannato assieme a Diomede nella bolgia dei consiglieri di frode a causa degli inganni perpetrati (il cavallo di Troia, quello ai danni di Achille e il furto del Palladio) e ne viene anche narrata la morte: incapace di frenare la sua smania di conoscenza, Ulisse spinse i ...