Sì, lavorare gratuitamente per amici e parenti è possibile in Italia, soprattutto se si tratta di attività occasionali legate a rapporti di amicizia o familiarità, ma la giurisprudenza (Corte di Cassazione) stabilisce che la prestazione professionale si presume onerosa e l'onere della prova della gratuità spetta al contribuente, che deve dimostrare l'assenza di scopo di lucro e l'esistenza di un reale rapporto di cortesia/amicizia, altrimenti si rischia l'accertamento fiscale. È fondamentale distinguere tra un vero favore e un'attività che nasconde un'operazione lavorativa non dichiarata, per evitare problemi fiscali, anche se la prestazione gratuita deve comunque essere eseguita con diligenza.
È possibile, quindi, dar vita a rapporti gratuiti in due casi: quando l'attività viene svolta in ambito familiare oppure quando si tratta di volontariato vero e proprio. Il lavoro gratuito familiare è quello che nasce appunto all'interno di una famiglia, quando i suoi membri eseguono un'attività lavorativa.
Possono fare ricorso a tale contratto: professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, associazioni, fondazioni ed altri enti di natura privata, nonché le amministrazioni pubbliche e le imprese agricole, sebbene con specifiche regolamentazioni.
Prestazione occasionale tra privati va dichiarata?
È obbligatorio dichiarare meno di 4.800 euro? No. Se il reddito da prestazione occasionale è pari o inferiore a 4.800 € lordi annui e il prestatore non ha percepito altri redditi (es. da lavoro dipendente o pensione), non è obbligato a presentare il modello 730 o PF.
Il contratto a titolo gratuito è quel contratto nel quale una parte, a fronte della propria prestazione, non ottiene dall'altra parte un vantaggio economico, finanziario o patrimoniale significativo. Esso, pertanto, si contrappone al contratto a titolo oneroso.