Domanda di: Arduino Sala | Ultimo aggiornamento: 3 luglio 2026 Valutazione: 4.6/5
(30 voti)
Il contrappasso dei suicidi nell'Inferno di Dante (Canto XIII) consiste nella loro trasformazione in sterili alberi nodosi, tormentati dalle Arpie, poiché in vita rifiutarono il proprio corpo mortale. Essendo anime che si sono separate violentemente dal corpo, non ne sono più degne e, dopo il Giudizio Universale, non lo riavranno, ma lo appenderanno ai propri rami.
I suicidi, dal momento che hanno rinunciato alla loro vita umana, sono trasformati in cespugli, tormentati dalle Arpie; nel giorno del Giudizio Universale non potranno indossare nuovamente i loro corpi (contrappasso per antitesi).
Qual è il contrappasso dei suicidi nella Divina Commedia?
I suicidi compongono un bosco privo di sentieri con alberi foschi dai rami nodosi e contorti, irti di spini velenosi. La “forma vegetale” (alberi), nasconde le anime che rimangono “vive” emettendo sangue e grida di dolore se qualche loro ramo viene strappato o quando le ripugnanti Arpie si cibano delle foglie.
Virgilio spiega a Dante che si trova nel secondo girone del VII Cerchio, dove la selva si estende sino al sabbione infuocato del girone seguente. Lo invita poi a guardare bene ciò che si trova nel bosco, perché vedrà cose incredibili a sentirne parlare.