La caratteristica più importante che Virgilio nell'Eneide attribuisce a Enea è la pietas, un sentimento non perfettamente coincidente con la "pietà" come la intendiamo noi, ma assai più complesso e sfumato: è un misto di devozione, rispetto nei confronti degli dei e della famiglia, ma anche degli altri uomini.
Enea era un uomo rilevante, in quanto era principe del popolo dei Dardani. Ha preso parte allo scontro verificatosi a Troia per rinforzare il potere di Priamo. Infatti, grazie alle sue gesta, Enea è riuscito a farsi considerare un uomo potente e valoroso.
Enea è il pius per eccellenza, cioè l'uomo rispettoso del volere divino e dei vincoli che ne derivano verso la Patria e la famiglia. Onora Troia, le sue leggi, gli interessi del suo Stato, di fronte ai quali l'individuo, come tale, passa in secondo piano, dando a queste la priorità assoluta.
La leggenda vuole che sia stato Enea a fondare la città: egli sbarcò con il figlio Ascanio presso la foce del Tevere e, mentre stava dissetandosi ad una sorgente, notò una scrofa, proprio come gli era stato predetto dal dio Tiberino.
Enea, esule dalla città di Troia, tenta di raggiungere il Lazio per fondarvi una nuova città e portare in Italia i Penati, per far nascere una stirpe nobile e coraggiosa e una razza che sarà conosciuta e rispettata da tutti i popoli, come stabilito da una profezia.