La teoria di Pirandello si basa sul relativismo psicologico, sulla "crisi dell'identità" e sul conflitto tra "vita e forma", sostenendo che la realtà oggettiva non esiste, ma è frammentata in innumerevoli punti di vista soggettivi (il concetto di "Uno, nessuno e centomila"). L'uomo è intrappolato in "maschere" sociali che gli impongono ruoli fissi, portando a un'incomunicabilità profonda e a una scissione tra ciò che si è interiormente e ciò che si appare agli altri.
Luigi Pirandello, Il pensiero: una visione vitalistica ispirata a Henri Bergson che interpreta la vita come “eterno divenire”, confluita nella teoria delle maschere, della frammentazione dell'io e nel relativismo conoscitivo.
Il cuore del pensiero di Pirandello ruota attorno al concetto di identità come finzione. Nelle commedie, nei romanzi e nei drammi di Pirandello, le maschere acquistano un'importanza, ossia l'identità con cui una persona si presenta.
Su cosa è fondata la visione della realtà di Pirandello?
La teoria di Pirandello si fonda sul relativismo: la realtà è soggettiva e muta a seconda dei punti di vista, e l'identità dell'uomo è frammentata in una molteplicità di maschere imposte dalla società. Questo porta all'incomunicabilità e al contrasto tra ciò che si è e ciò che si appare.
Pirandello non aveva mai preso specifiche posizioni politiche, tranne l'ammirazione per il patriottismo garibaldino di famiglia. L'idea politica di fondo di Pirandello era legata principalmente a questo patriottismo risorgimentale.