Il cinque maggio è un'ode scritta da Alessandro Manzoni nel 1821 in occasione della morte di Napoleone Bonaparte esule a Sant'Elena (possedimenti della corona britannica nell'oceano Atlantico).
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1821, Manzoni ne restò molto colpito. Nel componimento, Manzoni non descrive Napoleone come il "genio della guerra" ma ne esalta l'aspetto spirituale, immaginando come dovesse soffrire in esilio e come la Fede e Dio possano aver avuto compassione nei suoi confronti.
Il Manzoni non ha mai amato la dittatura di Napoleone, però considerava giuste le idee della Rivoluzione francese, che Napoleone voleva imporre con la forza a tutta Europa.
Qual è secondo Manzoni lo stato d'animo di Napoleone durante l'esilio?
Manzoni scruta dentro l'animo del Napoleone esule a Sant'Elena, riconoscendovi un uomo fiaccato dal cumulo dei ricordi. «Oh quante volte, al tacito / morir d'un giorno inerte / chinati i rai fulminei / le braccia al sen conserte, / stette, e dei dì che furono / l'assalse il sovvenir!»
Perché Manzoni sospende il giudizio storico su Napoleone?
Prima di scrivere Il cinque maggio Manzoni non aveva espresso opinioni su Napoleone, anche se di certo, per le sue idee liberali, non approvava che l'imperatore avesse esercitato su gran parte dell'Europa un potere quasi dittatoriale.
La sconfitta di Napoleone e la sua sofferenza nei duri giorni dell'esilio, diventano un momento di riflessione e di pace spirituale, se vissute cristianamente e attraverso la fede.