L'infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), in particolare quello che causa un'occlusione acuta dei rami principali coronarici, è considerato tra i più gravi poiché danneggia ampie porzioni di miocardio. L'infarto fulminante è estremamente rischioso per la rapidità d'insorgenza, spesso fatale, mentre lo shock cardiogeno rappresenta la complicanza più temuta.
L'infarto più grave è l'infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), che causa un danno esteso e profondo al muscolo cardiaco (necrosi transmurale) a causa dell'occlusione completa di un'arteria coronaria, richiedendo un trattamento urgente (angioplastica) per ripristinare il flusso sanguigno e limitare i danni. È considerato più grave perché blocca completamente l'ossigeno a una vasta area del cuore, portando a potenziali conseguenze fatali se non trattato rapidamente.
Negli ultimi anni l'infarto NSTEMI sta superando in frequenza lo STEMI e non va affatto considerato meno grave e meno pericoloso di quest'ultimo: in fase di follow-up, può addirittura comportare un rischio superiore in termini di re-infarto e di mortalità.
1. Infarto del miocardio. L'infarto del miocardio è il tipo più comune di infarto. Esso si verifica quando una placca di colesterolo e altre sostanze si accumula all'interno di una delle arterie coronarie, formando un coagulo che può ostruire parzialmente o completamente il flusso sanguigno.
Se non ricevono ossigeno, smettono di funzionare quasi istantaneamente, causando la perdita di coscienza e l'interruzione della normale respirazione: il processo di morte inizia velocemente e in una manciata di minuti raggiunge la soglia di un danno irreversibile.