Quale è l'atteggiamento di Montale nei confronti del fascismo?
Domanda di: Valdo Donati | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.6/5
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Montale non ebbe mai buoni rapporti con il regime fascista.
Fu, uno dei pochi intellettuali italiani a sottoscrivere il documento di Benedetto Croce in risposta al Manifesto degli intellettuali fascisti scritto da Giovanni Gentile nel 1925.
Tra i firmatari poeti e scrittori come Ungaretti, Pirandello, Marinetti, Malaparte, D'Annunzio, Ardengo Soffici. L'adesione degli intellettuali al fascismo presenta, sul piano culturale, motivazioni diverse. Gabriele D'Annunzio poteva rappresentare un modello illustre, al quale si ispirò anche lo stesso Mussolini.
La sua visione pessimistica dell'esistenza, specie nella consapevolezza della negatività di ogni mitologia o ideologia, che però non significa isolamento e rifiuto di vivere, lo spinge verso l'impegno a oggettivare le cose, i paesaggi, i modi di sentire e gli eventi che possono tradurre ogni sua particolare emozione.
Quale è il giudizio di Montale sulla poesia di ispirazione sociale?
Montale è contrario alla poesia sociale: non è però indifferente ai contesti politici, e lo dimostra il suo giudizio apertamente negativo sull'epoca fascista. Lo scrittore ritiene però del tutto secondari tali argomenti e considera la condizione umana il tema fondamentale della poesia.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Montale realizza opere chiaramente influenzate dal conflitto. La guerra, come il fascismo, è per lui la conferma e l'esaltazione di quel senso di disagio esistenziale che lo lega alla realtà, ed aggrava la sfiducia nei confronti della storia.