Il filosofo greco Pitagora (VI secolo a.C.) è tradizionalmente legato alla morte per favismo, o meglio, alla leggendaria decisione di farsi uccidere dai suoi nemici piuttosto che attraversare un campo di fave. Questa scelta simbolica si intreccia con la probabile presenza di tale malattia, causata dal deficit dell'enzima G6PD, nella zona di Crotone.
Il celebre storico greco Diogene Laerzio, nell'VIII libro della sua opera Vite dei filosofi, racconta che Pitagora e i suoi discepoli manifestavano una tale avversione per le fave da non poterle neanche toccare.
In seguito, intorno al 508 a.C., la Scuola Pitagorica a Crotone fu attaccata da Cylon, un nobile della stessa Crotone. Pitagora scappò nel Metaponzio e molti autori dicono che morì là, altri asseriscono che egli si suicidò a causa dell'attacco alla sua Scuola.
Le fave erano ritenute piante che per le loro caratteristiche ostacolavano fortemente la capacità divinatorie e l'attività onirica. Pitagora era il sapiente dei sapienti, un uomo posseduto dalle divinità e dalla cui bocca usciva la parola divina.
Si racconta che Crisippo morì di risate per aver detto al suo schiavo, dopo aver visto il suo asino mangiare dei fichi a lui destinati: “Adesso dagli un po' di vino”.