Domanda di: Ing. Isira Costantini | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2023 Valutazione: 4.4/5
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Machiavelli sostiene che dalla fortuna dipende la metà delle azioni umane; dalla virtù, cioè dalle capacità dell'uomo, l'altra metà. Il successo si basa sull'abilità di adeguare il proprio comportamento alle condizioni oggettive in cui si agisce.
1) vv 1-36: L'italia viene paragonata alle situazioni della liberazione degli Ebrei, dei persiani e degli ateniesi. Questi uomini vennero liberati da tre uomini (Mosè, Ciro e Teseo) che avevano grandezza d'animo e virtù eccellenti.
Qual è l'opinione che Machiavelli ha riguardo alla fortuna?
Machiavelli paragona la fortuna ad un fiume in piena che quando straripa devasta tutto ciò che incontra, e quindi l'uomo può ridurne l'effetto devastante solo costruendo degli argini. Da questo si evince che la fortuna è arbitra solo della metà delle azioni dell'uomo, e l'altra metà è nelle mani di quest'ultimo.
Il principio fondamentale dell'opera è il rapporto tra virtù e fortuna. La virtù, contestualizza nella volubilità della fortuna, consente al principe di misurare le proprie capacità e pertanto bisogna riflettere su come agire per ottenere un risultato applicando la virtù per combattere la fortuna.
La fortuna è invece un destino cieco e casuale quindi un quid imponderabile. Per capirla a pieno è abbastanza utile ricordare un paragone dello stesso Machiavelli. Questo infatti, forse in maniera un po' maschilista, diceva che la fortuna è donna e se la si vuole sottomettere la si deve percuotere e contrastare.