Le ultime parole di Socrate, secondo Platone nel Fedone, furono: "Critone, dobbiamo un gallo ad Asclepio: pagalo, non dimenticare!", pronunciate prima di bere la cicuta, indicando un sacrificio per guarire dalla vita, mentre altre sue celebri parole prima del giudizio includevano il concetto che "una vita senza ricerca non è degna per l'uomo di essere vissuta", sottolineando l'importanza dell'auto-esame e della conoscenza di sé.
La frase più famosa di Socrate è "So di non sapere" (in greco antico: Hèn oîda hóti oudèn oîda), che esprime la consapevolezza della propria ignoranza come fondamento della vera sapienza e motore per la ricerca della conoscenza, insieme al motto "Conosci te stesso". Queste massime sottolineano l'importanza dell'umiltà intellettuale e dell'autoesame per raggiungere la verità e vivere una vita degna di essere vissuta.
Paradossale fondamento del pensiero socratico è il "sapere di non sapere", un'ignoranza intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che diventa però movente fondamentale del desiderio di conoscere.
Sapere di non sapere. “Io so di non sapere”. Questa frase è del famoso filosofo Socrate, processato e condannato a morte, con l'accusa di corrompere i giovani e di introdurre nuove divinità in luogo di quelle tradizionali.