Domanda di: Ing. Alan Rizzo | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.4/5
(25 voti)
I costi variabili hanno invece un valore complessivo che varia al variare delle quantità prodotte o vendute. L'esempio tipico è quello delle materie prime utilizzate per la produzione, come il latte e lo zucchero per una gelateria, il pomodoro e la mozzarella per una pizzeria o il legno per una fabbrica di mobili.
I costi variabili di un'azienda sono quella componente dei costi totali che varia in maniera proporzionale ai volumi di produzione: più aumentano i beni prodotti, più crescono i costi variabili (e viceversa). Se l'azienda interrompe la produzione, quindi, i costi variabili si azzerano.
Per costo variabile si intendono tutti quei costi che, nel loro ammontare complessivo, variano proporzionalmente al variare della quantità. Il costo variabile varia così a seconda della quantità di beni prodotti da un'azienda e in parole povere se l'azienda produce zero i suoi costi variabili saranno zero.
I costi fissi sono quei costi che non variano al variare delle quantità che un'azienda produce o vende. I costi variabili, invece, sono direttamente e proporzionalmente legati alla quantità di beni e servizi prodotti da un'azienda. Il costo totale, infine, è la somma tra costi fissi e costi variabili.
Sono definiti costi fissi quei fattori produttivi il cui valore complessivo rimane costante al variare delle quantità prodotte o vendute (volume di attività). Esempi tipici sono l'affitto di uno spazio commerciale, la parcella del commercialista, il canone del software, eccetera.