La retorica è un'arte molto complessa e vasta, all'interno della quale possiamo riconoscere diverse branche. Aristotele riconosceva quattro parti della retorica, ma tradizionalmente essa viene suddivisa in cinque parti: inventio, dispositio, elocutio, actio, memoria (quest'ultima assente nella retorica aristotelica).
Quali erano le componenti della retorica classica?
Due assi principali dominano la r. della 'messa in parola': l'electio (vale a dire la scelta delle parole, quello che in semiotica viene chiamato asse paradigmatico), cui corrisponde la metafora; e la compositio ( cioè il modo di riunione delle parole, l'asse sintagmatico), cui corrisponde in particolare la metonimia.
Ma nei Libri rhetorici (o De inventione) e nel De oratore dello stesso Cicerone, come già nell'Auctor ad Herennium, le parti dell'orazione sono portate a sei, e precisamente exordium, narratio, partitio o divisio, confirmatio, reprehensio o confutatio, conclusio.
In particolare la retorica è l'“arte del discorso”: essa infatti si occupa dei discorsi in prosa scritti con una lingua “ornata” (quindi in certa misura “artificiosi”) allo scopo di persuadere qualcuno, cioè convincere o far mutare d'opinione chi ascolti.
La retorica è la disciplina che riguarda il discorso persuasivo. Un discorso, scritto od orale, che ha lo scopo di coinvolgere uno o più destinatari. Secondo Olivier Reboul “esiste una persuasione che non si ottiene né col denaro né con le minacce: quella che concerne la retorica”.