«Il primo giorno di ciascun mese è chiamato le calende; sei [giorni dopo sono] le none di maggio, ottobre, luglio e marzo; quattro [giorni dopo] per i [mesi] rimanenti; e le idi sono sempre otto [giorni dopo].»
Il primo giorno del mese nel calendario romano, da cui prese il nome il calendario stesso. Non esistevano nel calendario greco, e fu perciò che i Romani a indicare il rinvio indefinito di un'impresa o di una promessa, dicevano scherzosamente che era rimandata alle calende greche.
Nel computo di questo calendario, le calende ( in latino kǎlendae -ārum, o cǎlendae-arum, ma il nome deriva ancor prima dalla lingua etrusca) cadevano il primo giorno di ogni mese.
Le calende non esistevano nel calendario greco, e per questo i Romani, per riferirsi a una promessa rinviata all'infinito, dicevano che era stata "rimandata alle calende greche". Il primo di marzo, primo giorno del calendario romano, erano le Calende di marzo, conosciute come "calendimarzo".
Le Calende erano il novilunio e le Idi corrispondevano al plenilunio. Le None era una data intermedia tra le Calende e le Idi: erano il nono giorno prima delle Idi. Secondo la tradizione Romolo stabilì che l'anno avesse 10 mesi, ma Numa Pompilio lo portò a 12 mesi per farlo coincidere con l'anno solare.