Domanda di: Jack Costa | Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2026 Valutazione: 4.5/5
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La povertà si definisce principalmente in modo assoluto, come l'incapacità di acquistare beni essenziali, o relativo, ovvero con un reddito inferiore al 60% della mediana nazionale. In Italia, una persona singola è considerata in povertà assoluta con meno di circa 730-850 euro mensili, a seconda di età e residenza.
Si è considerati poveri quando il proprio reddito o le proprie spese scendono al di sotto di una soglia definita, che varia a seconda che si parli di povertà assoluta (incapacità di permettersi beni e servizi essenziali) o relativa (reddito inferiore al 60% del reddito mediano nazionale), con parametri che cambiano in base al numero di componenti familiari e all'area geografica.
La soglia dell'ISRE (l'indicatore reddituale dell'ISEE diviso la scala di equivalenza) è fissata a 3.000 euro. Oltre a queste, sono fissate delle soglie patrimoniali relative agli immobili diversi dalla prima casa e al possesso di conti e titoli finanziari.
Ad esempio, per un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 839,78 euro mensili se risiede in un'area metropolitana del Nord, a 753,87 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 569,56 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno.